Denominazione di origine

Cos'è la DOP Terra d'Otranto

DOP è l'acronimo di Denominazione di Origine Protetta, un riconoscimento europeo che tutela i prodotti le cui caratteristiche dipendono in modo determinante dall'area geografica in cui nascono.

Nel caso dell'olio, la denominazione Terra d'Otranto individua una zona precisa e un insieme di regole che il produttore deve rispettare per potervi accedere.

Il territorio

Dove si produce

L'area comprende l'intera provincia di Lecce, gran parte della provincia di Taranto e dodici comuni della provincia di Brindisi.

È una delimitazione precisa, non un riferimento generico al Salento: un uliveto appena fuori da quel perimetro non può produrre olio DOP Terra d'Otranto, anche se si trova a pochi chilometri.

Le cultivar

Le varietà ammesse

Il disciplinare ammette sei varietà: Cellina di Nardò, Ogliarola salentina, Leccino, Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno. Possono essere presenti da sole o insieme, per almeno il 60% dell'oliveto; il restante 40% può provenire da altre varietà della zona.

Le prime due sono le cultivar storiche del territorio, presenti da generazioni negli oliveti della zona. Le altre quattro sono state inserite in un secondo momento, allargando la base varietale su cui la denominazione può contare.

Il disciplinare

Cosa garantisce una DOP

Che ogni fase della produzione, dalla coltivazione alla trasformazione fino al confezionamento, avvenga interamente all'interno dell'area delimitata, seguendo un disciplinare.

Il disciplinare non riguarda solo il dove. Fissa anche limiti analitici e regole di lavorazione più severi di quelli previsti per la categoria merceologica.

ExtravergineDOP Terra d'Otranto
Acidità massima0,800,35
Perossidi≤ 20 Meq O₂≤ 12 Meq O₂
Termine di raccoltanessun limiteentro il 15 novembre
Tempo fra raccolta e molituranessun limiteentro 24 ore
Campagna di raccolta in etichettafacoltativaobbligatoria
Capacità massima dei contenitorinessun limite3 litri, con protezione dai raggi UV

Il limite di acidità è meno della metà di quello consentito a un extravergine. Il vincolo delle ventiquattro ore è però quello che incide di più sul prodotto: ogni ora in più fra raccolta e molitura è ossidazione che l'oliva subisce prima di arrivare all'impianto.

Due sigle diverse

DOP e IGP: la differenza

Le due sigle vengono spesso usate come sinonimi, ma indicano livelli diversi di legame con il territorio.

DOP

Tutte le fasi nell'area

Nella DOP tutte le fasi, dalla coltivazione al confezionamento, devono avvenire nell'area delimitata.

IGP

Ne basta una

Nell'IGP, Indicazione Geografica Protetta, è sufficiente che almeno una delle fasi si svolga in quell'area. Il vincolo è quindi meno stretto.

Per l'olio di oliva la distinzione pesa molto, perché la qualità dipende in larga parte da cosa succede fra la raccolta e la molitura, cioè da fasi che la DOP obbliga a mantenere sul territorio.

Verifiche

Chi controlla

Il rispetto del disciplinare viene verificato da organismi di controllo autorizzati, insieme al Consorzio di tutela e alla Camera di Commercio di Lecce, che pubblica l'elenco aggiornato degli iscritti alla denominazione: olivicoltori, frantoi e confezionatori.

Non si tratta di un'autocertificazione del produttore: il sistema è esterno, con verifiche documentali e analitiche, e ogni partita di olive e lotto di olio deve essere tracciato.

Oleificio San Marco è iscritto come frantoio molitore e come imbottigliatore confezionatore.

Tracciabilità

Il collarino numerato, confezione per confezione

C'è un passaggio che chiude il sistema e che quasi nessuno racconta.

Quando un lotto è pronto, il produttore chiede alla Camera di Commercio il prelievo: un incaricato dell'ente campiona l'olio e lo manda in analisi. Se i valori rispettano il disciplinare, il lotto è certificato.

Solo allora il produttore dichiara come intende confezionarlo, formato per formato, e la Camera di Commercio consegna un numero di collarini alfanumerici progressivi pari esattamente al numero di confezioni dichiarate. Chi dichiara trecento bottiglie e quattrocento bag in box riceve settecento collarini, numerati in sequenza. Ogni confezione ne porta uno.

Il risultato è che una confezione DOP porta un numero che nessun'altra confezione porta, e quel numero la lega al lotto analizzato e all'ente che l'ha rilasciato. È il punto in cui la tracciabilità smette di essere una promessa del produttore e diventa verificabile da fuori: il numero dei collarini non può superare le confezioni dichiarate, quindi non si può imbottigliare più olio DOP di quanto ne è stato certificato.

In pratica

Cosa cambia per chi acquista

Una DOP dà una garanzia di origine e di conformità a parametri definiti. Non stabilisce automaticamente che quell'olio sia migliore di un extravergine non certificato: un produttore attento ottiene un prodotto eccellente anche senza certificazione.

La differenza sta in ciò che puoi verificare. Con una DOP origine e parametri sono controllati da un terzo; senza, ti affidi a quello che il produttore dichiara e alla sua disponibilità a fornire i dati. Su come valutare un olio non certificato abbiamo scritto una guida dedicata.

In etichetta

Cosa non si può scrivere su un olio DOP

Il disciplinare vieta di affiancare alla denominazione aggettivi come «fine», «scelto», «selezionato» o «superiore», e qualsiasi altra qualificazione che non sia espressamente prevista.

È una regola che protegge il consumatore: davanti a due bottiglie DOP, la differenza sta nei dati analitici e nell'assaggio, non negli aggettivi in etichetta.

Il prezzo

Perché una DOP costa di più

Tre voci incidono sul prezzo.

Il confronto completo fra le voci che compongono il prezzo di un olio è nella guida ai prezzi.

FAQ

Domande frequenti

1Cosa vuol dire DOP?
Denominazione di Origine Protetta, un riconoscimento europeo per prodotti legati in modo determinante alla zona in cui nascono.
2Cosa certifica la DOP Terra d'Otranto?
Che coltivazione, trasformazione e confezionamento si svolgano interamente nell'area delimitata e nel rispetto del disciplinare.
3Che differenza c'è fra un extravergine convenzionale e uno DOP?
Acidità massima 0,35 contro 0,80, perossidi 12 contro 20, raccolta entro il 15 novembre e molitura entro 24 ore. In etichetta è obbligatorio indicare la campagna di raccolta.
4DOP e IGP sono la stessa cosa?
No. Nella DOP tutte le fasi avvengono nell'area delimitata; nell'IGP ne basta una.
5Quali varietà sono ammesse?
Cellina di Nardò, Ogliarola salentina, Leccino, Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno, da sole o insieme per almeno il 60%.
6Un olio DOP è sempre migliore?
Non automaticamente. Garantisce origine e conformità verificate da un organismo esterno, che è una cosa diversa dal livello qualitativo assoluto.
7Dove si può verificare chi è iscritto alla denominazione?
L'elenco degli iscritti è pubblico e viene aggiornato dalla Camera di Commercio di Lecce.

Continua

L'extravergine certificato del Salento

Origine e parametri verificati da un organismo esterno, nell'area che il disciplinare delimita.