Guida alla scelta

Come scegliere un olio extravergine di oliva

Davanti allo scaffale o alla scheda di un prodotto le informazioni sembrano tutte uguali. Eppure quattro o cinque elementi dicono molto, e altrettanti non dicono nulla pur sembrando decisivi.

Partiamo da quelli che contano.

Prima di scegliere

Le categorie: extravergine, vergine, lampante

Prima di scegliere conviene sapere fra cosa si sta scegliendo, perché «olio di oliva» non indica un prodotto solo.

Come nasce l'«olio di oliva»

Perché il lampante spiega i prezzi

Il lampante non arriva sugli scaffali come tale. Viene avviato alla raffinazione, un processo industriale che elimina difetti, odori e colore. L'olio raffinato che ne risulta è di fatto neutro e viene poi miscelato con una piccola quota di olio vergine, ottenendo ciò che in etichetta si chiama semplicemente «olio di oliva».

Capire questo passaggio chiarisce i prezzi meglio di qualsiasi altra spiegazione. Un olio nato da lampante raffinato ha costi di produzione incomparabili con quelli di un extravergine ottenuto da olive sane raccolte al momento giusto.

Etichetta

Cosa guardare in etichetta

L'etichetta contiene meno informazioni di quanto si creda, ma quelle presenti vanno lette bene.

Due parametri diversi

Acidità e polifenoli: due parametri diversi

Sono i due valori di cui si parla più spesso, e vengono regolarmente confusi.

Si misura

Acidità libera

Misura la quantità di acidi grassi liberi e indica lo stato delle olive e la qualità della lavorazione: più è bassa, migliore è stato il percorso dal frutto all'olio. Non si percepisce al gusto, e da qui nasce l'equivoco più comune. L'amaro e il piccante non sono acidità: al contrario, un olio pizzica di più quando l'acidità è bassa.

L'acidità non è obbligatoria in etichetta e spesso non compare. Resta comunque uno solo dei parametri che definiscono la qualità, insieme a perossidi, K232, K270 e all'analisi organolettica.

Si sente

Polifenoli

Sono i composti responsabili dell'amaro e della sensazione pungente, e contribuiscono alla stabilità dell'olio nel tempo. Il loro contenuto dipende dalla varietà di oliva, dal momento della raccolta e dal metodo di estrazione: cala con la maturazione del frutto e con l'aumento della temperatura in lavorazione.

I valori del tuo olio

Per conoscere i valori del prodotto che hai acquistato basta indicarci lotto, data di acquisto e tipologia: ti inviamo il rapporto di prova completo del laboratorio. Possiamo farlo perché l'olio lo produciamo noi.

Il malinteso più diffuso

Amaro e piccante non sono difetti

Il malinteso più diffuso. L'amaro e la sensazione pungente in gola, quella che fa tossire, vengono scambiati per segni di un olio troppo forte o mal riuscito. Sono invece due delle tre caratteristiche positive che l'analisi sensoriale valuta, insieme al fruttato.

Derivano dai polifenoli presenti nell'oliva. L'intensità cambia con la varietà e con il momento della raccolta: un olio da olive raccolte presto risulta più amaro e più piccante, uno da olive mature più dolce e morbido.

Un extravergine che non pizzica affatto esiste, ma resta un'eccezione. Se cerchi un olio delicato, orientati sulle varietà che lo sono per natura, come il monocultivar Leccino, invece di cercare un olio senza carattere. Per il profilo opposto, la Coratina è la più decisa.

Falsi indizi

Il colore non indica la qualità

Il verde intenso viene associato istintivamente a un olio migliore. Il colore dipende invece dal grado di maturazione del frutto e dalla varietà, e non dalla qualità del prodotto.

Lo conferma il metodo ufficiale di valutazione: nelle analisi sensoriali i campioni si assaggiano in bicchieri di vetro blu cobalto, che impediscono all'assaggiatore di vedere il colore. La valutazione avviene solo per via olfattiva e gustativa, e riguarda fruttato, amaro e piccante.

Torbido non vuol dire genuino

Filtrato o non filtrato

Si degrada prima

Non filtrato

L'olio appena estratto contiene residui di acqua e particelle solide che lo rendono opaco e che, depositandosi, formano la cosiddetta posa sul fondo della bottiglia. L'aspetto torbido viene spesso letto come segno di genuinità, ma quei residui accelerano i processi che degradano il prodotto.

Più stabile

Filtrato

La filtrazione, se avviene subito dopo l'estrazione, rimuove i residui e rende l'olio più stabile. Filtriamo tutti i nostri oli con filtri in cartone di cellulosa prima dello stoccaggio nei silos.

Temperatura

Spremitura a freddo: cosa significa davvero

Una delle diciture più usate e meno capite. Indica un processo in cui la temperatura non supera mai una soglia definita in nessuna fase della lavorazione in frantoio.

Il calore aumenta la resa in olio ma degrada polifenoli e profumi. Lavorare a bassa temperatura significa ottenere meno olio dalla stessa quantità di olive, e conservare di più di ciò che l'oliva contiene.

Nel nostro frantoio la temperatura resta sempre sotto i 27 °C.

Verificabilità

Le certificazioni aiutano?

Una DOP garantisce origine e conformità a parametri più stringenti, verificati da un organismo esterno. Un biologico certificato garantisce l'assenza di residui di sintesi lungo tutta la filiera.

Nessuna delle due stabilisce automaticamente che l'olio sia più buono: riguardano la verificabilità, non il profilo sensoriale. Un produttore attento ottiene un prodotto eccellente anche senza certificazione, ma in quel caso ti affidi a quello che dichiara e alla sua disponibilità a fornire i dati.

Profili

Come orientarsi fra le varietà

Se il profilo sensoriale ti interessa, i monocultivar sono il punto di partenza più chiaro: provengono da una sola varietà di olive e hanno un carattere riconoscibile.

L'alternativa

Il blend, e da dove cominciare

Un blend nasce invece per essere equilibrato, unendo varietà diverse per un profilo che funzioni su molti piatti. Nel nostro le proporzioni cambiano da un'annata all'altra, proprio per mantenere costante il risultato.

Per cominciare, un kit di assaggio permette di confrontare i profili prima di scegliere il formato grande.

FAQ

Domande frequenti

1Come capisco se un olio extravergine è buono?
Guarda campagna di raccolta e origine in etichetta, poi assaggia cercando fruttato, amaro e piccante. Ignora il colore.
2Cos'è l'olio lampante?
Un olio che per acidità troppo alta o difetti sensoriali non può essere venduto come alimento in quello stato. Viene avviato alla raffinazione e, dopo la miscelazione con olio vergine, diventa ciò che in etichetta si chiama «olio di oliva».
3L'olio buono deve essere verde?
No. Il colore dipende dalla maturazione del frutto. I panel di assaggio usano bicchieri blu cobalto per neutralizzarlo.
4Perché il mio olio pizzica in gola?
Una caratteristica positiva, legata ai polifenoli. Più marcata negli oli da olive raccolte presto.
5Un olio molto acido è quello che pizzica di più?
È il contrario. L'acidità non si percepisce al gusto: un olio pizzica quando l'acidità è bassa e i polifenoli abbondanti.
6Meglio filtrato o non filtrato?
Filtrato, se l'obiettivo è che duri. I residui dell'olio non filtrato ne accelerano il deterioramento.
7Posso sapere l'acidità dell'olio che ho comprato?
Sì. Indicandoci lotto, data di acquisto e tipologia ti inviamo il rapporto di prova completo del laboratorio.
8Che differenza c'è fra extravergine e vergine?
L'acidità e il profilo. I nostri extravergine stanno fra 0,2 e 0,5, il vergine fra 0,9 e 1,4: più dolce, poco aromatico, indicato per le cotture.

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Scegli il tuo olio

I monocultivar per un profilo riconoscibile, il kit di assaggio per confrontarli prima di scegliere il formato grande.